La gluten sensitivity, ovvero la «sensibilità al glutine» di cui tanto si parla non è una malattia definita, ma è ancora da considerarsi un ambito di ricerca. «Numerosi sono ancora gli studi in corso e, al momento, è veramente difficile indicare con precisione di che cosa si tratti», commenta il professor Marco Silano, direttore del Reparto di Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatore del board scientifico dell’AIC, l’Associazione Italiana Celiachia.

LA RICERCA CONTINUA – Gli unici dati certi a disposizione consentono agli esperti di affermare che non si tratta di celiachia (gli esami diagnostici forniscono esito negativo) e che colpisce soltanto gli adulti. I sintomi sembrerebbero essere i seguenti: nausea, vomito, colon irritabile, alternarsi di diarrea e stipsi, meteorismo, gonfiore intestinale. Anche difficoltà di concentrazione, confusione mentale e sonnolenza sono disturbi potenzialmente ricorrenti nella gluten sensitivity. Questi disagi si manifestano, in genere, nel giro di minuti o poche ore dal consumo dei cibi contenenti cereali. Allo stato attuale, però, non esiste ancora alcuna prova certa sulla relazione causa-effetto determinata dalla presenza del glutine in questi cereali. A scatenare il complesso dei disturbi, infatti, potrebbero essere altre sostanze contenute nell’alimento. La comunità scientifica dovrà verificare l’esistenza della gluten sensitivity attraverso una serie di studi controllati che possano identificare «marcatori», cioè “spie” specifiche, e criteri diagnostici precisi. Per cui il consiglio degli esperti è sempre quello di rivolgersi a un Centro specialistico per escludere un’eventuale celiachia e valutare correttamente la situazione individuale.