L’unica terapia attualmente disponibile è la completa e permanente esclusione dalla dieta di tutte le possibili fonti di glutine. Anche quelle “nascoste”: il glutine, infatti, si può trovare negli alimenti in scatola, nelle salse e nelle zuppe confezionate, ma anche negli integratori alimentari.

Una volta stabilita la diagnosi, la dieta senza glutine – gluten-free – dev’essere seguita rigorosamente per tutta la vita.

Concretamente non si può mangiare pasta, pizza, pane, snack, biscotti, insomma tutto ciò che è stato prodotto con i cereali vietati. L’adozione di questo nuovo stile di vita alimentare porta alla normalizzazione della mucosa intestinale, consentendo la scomparsa dell’infiammazione, la ricrescita dei villi intestinali e un regolare assorbimento delle sostanze nutritive.

I celiaci, osservando strettamente tale regime a tavola, possono così condurre una vita regolare, senza alcun tipo di complicanze. In effetti, l’esclusione del glutine dalla dieta non dovrebbe nemmeno essere vissuta come una «terapia» in senso stretto: infatti, senza assumere farmaci, è possibile ristabilire un pieno benessere psicofisico.

La ricerca scientifica, comunque, è particolarmente attiva per individuare nuove strade terapeutiche. Per esempio, i tentativi sono rivolti alla desensibilizzazione del celiaco verso le proteine tossiche del glutine mediante la messa a punto di vaccini ad hoc; ma si sta anche lavorando per confezionare una “pillola anti-celiachia”, un antagonista della zonulina: si chiama zonulina quel regista biochimico che regola l’apertura delle “porte” tra le cellule che pavimentano l’intestino e, di conseguenza, l’ingresso di materiali come il glutine; bloccando i suoi segnali, si potrebbe evitare il passaggio di glutine e l’attivazione del sistema immunitario. Ma nell’attesa di future conquiste scientifiche sul fronte della terapia, al momento non esistono prospettive concrete per un’alterativa alla dieta aglutinata.