È disponibile in farmacia un nuovo test in grado di riconoscere la sensibilità al glutine. Si chiama Test·33® e si può eseguire da soli discutendone con il proprio medico.

UNA PARTICOLARE… SENSIBILITÀ
Quando parliamo di “sensibilità al glutine”, “intolleranza” o “Gluten Sensitivity” non parliamo di celiachia, ma di una “reazione” all’assunzione di glutine nel caso in cui l’allergia al grano e la celiachia siano già state escluse.

Un disturbo diverso e meno problematico della celiachia, che scompare seguendo una dieta gluten free, ma che può compromettere il rapporto con il cibo e portare fastidiose conseguenze. Per sconfiggerlo è sufficiente eliminare per un breve periodo il glutine dalla dieta: ma come esserne sicuri? Bastano due flaconi di pillole.

Kit Test33UN KIT AFFIDABILE?
Test·33® è stato messo a punto e brevettato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda-Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Il principio su cui si basa è quello dello “scatenamento”: somministrando solo glutine, e per di più all’insaputa del soggetto, si riesce a correlare i sintomi avvertiti con questa specifica condizione.

Nel gergo dei medici, si dice che è un esame “in cieco”: le pillole assegnate sono indistinguibili tra loro, e in questo modo la persona non sa che cosa sta realmente assumendo.

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COME SI ESEGUE
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Il kit è composto da una guida informativa e da due flaconi (A e B), identici tra loro, contenenti l’uno capsule a base di glutine e l’altro un placebo (in questo caso, compresse senza glutine), contraddistinti da un codice identificativo utile per scaricare da smartphone, tablet o computer un’applicazione personalizzata che guiderà il paziente durante un percorso diagnostico diviso in quattro settimane. Ma il soggetto, lo ribadiamo, non sa quale sia il preciso contenuto dei due barattoli.

«Nella prima settimana il soggetto seguirà una dieta priva di glutine (che manterrà durante tutta la durata del test), senza frumento, grano khorasan, segale, orzo, avena, farro, spelta e triticale», spiega Luca Elli, gastroenterologo presso il Centro Celiachia del Policlinico. «Nella seconda, seguirà un trattamento con le capsule del flacone A; durante la successiva si atterrà solamente alla dieta priva di glutine; nella quarta settimana assumerà un secondo ciclo di capsule ma dal barattolo B».

Conosci quali sono gli esami necessari per diagnosticare la celiachia? Informati qui.

gty_beans_lentils_peas_jt_120601_wgI RISULTATI
La persona viene anche invitata, in momenti specifici dell’indagine, a compilare dei questionari, che consentono di raccogliere una serie di dati sul suo stato di salute e di associare i sintomi lamentati alle capsule prese una volta terminato il test e scoperto il vero contenuto dei due flaconi: in presenza della sensibilità non-celiachia, infatti, i sintomi peggioreranno nella settimana in cui sono state assunte le capsule con il glutine.

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«Poiché a tutt’oggi», spiega Elli, «non vi sono “spie” specifiche scientificamente riconosciute che ci permettano di fare una corretta diagnosi di “sensibilità al glutine non-celiachia”, questo test è un utile strumento per conseguire due obiettivi: scartare un non indifferente effetto placebo (non tutti i soggetti che tolgono il glutine dalla dieta e stanno meglio sono davvero sensibili al glutine) e associare in modo certo i sintomi avvertiti al glutine (non mangiando alimenti che lo contengono, in realtà si tolgono anche altre sostanze)».

Se l’esito del test è positivo, il consiglio è quello di eliminare il glutine per un certo tempo (sei mesi) e di reintrodurlo successivamente a dosi crescenti fino a un quantitativo massimo che non causi disagi.

Fonte: «Un nuovo test per la sensibilità al glutine», a cura di Manuela Campanelli, Free n. 5, luglio 2015.