Il nostro patrimonio ereditario gioca sicuramente un ruolo importante nella predisposizione e nella manifestazione dell’intolleranza al glutine. Attenzione, però: non si tratta di una malattia “automaticamente” trasmessa dai genitori ai figli. In realtà, la celiachia emerge nelle persone geneticamente suscettibili.

L’importanza dei fattori genetici è confermata dalla maggiore incidenza della malattia nei parenti di primo grado dei pazienti celiaci, che presentano un maggior rischio di sviluppare questa avversione: il 10-15% circa in più rispetto alla popolazione generale.

Sono stati individuati determinati tratti genetici (in codice: HLA DQ2/DQ8), la cui presenza indica che quel soggetto è predisposto allo sviluppo della celiachia. Ovvero: chi possiede quel particolare assetto di geni nel proprio DNA non necessariamente va incontro alla malattia, ma evidenzia un’elevata probabilità di svilupparla.

L’analisi dei geni HLA non ha valore diagnostico assoluto, ma è un test di suscettibilità che valuta la probabilità di ammalare relativamente a quella della popolazione generale. La malattia colpisce 1 su 40 circa degli individui positivi al test ma quasi nessuno dei negativi.

La tipizzazione HLA è indicata in casi di diagnosi dubbia e in categorie a rischio, cioè familiari di celiaci (per escludere soggetti che risultino negativi da successivi ripetuti controlli) e pazienti affetti da malattie associate alla celiachia. I geni HLA sono marcatori immutabili lungo tutta la vita.