Dall’uva seccata al sole o industrialmente, si ottiene l’uvetta, usata in pasticceria ma anche per piatti salati. La più usata in cucina è la sultanina, piccola, color oro e priva di semi, ma c’è anche l’uvetta di Corinto, più scura, che arriva dal Medio Oriente, oppure l’uva di Malaga, grossa e chiara (quella del gelato dal gusto omonimo). L’uvetta secca va sempre lavata, e spesso, prima di utilizzarla come ingrediente di ricette, bisogna lasciarla a bagno in acqua tipieda per un’oretta per farla “rinvenire”.

CONTIENE ACIDI GRASSI BUONI
È molto gettonata nella cucina napoletana e siciliana, ma anche in quella di altre regioni, come in Liguria, abbinata ai pinoli, o in Veneto, dove viene aggiunta agli spinaci stufati nel burro. Come tutta la frutta secca, anche l’uvetta è povera d’acqua e ricca di fibre insolubili, zuccheri, vitamine, proteine, sali minerali (potassio, manganese, magnesio, sodio, calcio). Contiene acidi grassi insaturi e polinsaturi anticolesterolo, e migliora la risposta insulinica. Ha però un notevole apporto calorico, perciò va comunque consumata – anche come ingrediente nei dolci – con moderazione.

Suggerisce Serafina Petrocca, specialista in Scienza dell’alimentazione: «Può essere usata per arricchire il muesli della prima colazione, che così diventa dolce senza bisogno di aggiungere zucchero. Oltre a dare sprint alla giornata, grazie alla ricchezza in fibre, l’uvetta regala un maggiore senso di sazietà durante la mattinata, evitando di arrivare a pranzo con troppa fame».

Mariateresa Truncellito