Al Gluten Free Days 2016 sarà attivo uno sportello psicologico per affrontare la celiachia con serenità.

L’iniziativa è frutto della collaborazione con l’Ordine degli Psicologi del Lazio che sabato 1 e domenica 2 ottobre, presso il Salone delle Fontane a Roma, accoglieranno e indirizzeranno tutti coloro che devono imparare a convivere con la celiachia o ad accompagnare i propri figli nel percorso gluten free.

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gluten_free-days_2016Free, media partner dell’evento, ha chiesto a Paola Medde, psicologa, psicoterapeuta e coordinatrice del gruppo di lavoro di “Psicologia e Alimentazione” presso l’Ordine degli Psicologi del Lazio, di spiegarci quali sono i risvolti psicologici più delicati di una diagnosi di celiachia.

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«La celiachia costringe la persona che ne soffre ad affrontare importanti cambiamenti nei propri stili alimentari e di vita che possono avere impatti profondi sulla dimensione emotiva e nelle relazioni sociali, di lavoro e di svago», spiega Paola Medde.

celiachia_cibi vietati«All’improvviso tutte le abitudini alimentari acquisite nell’infanzia devono essere rivoluzionate e la terapia, cioè il regime dietetico gluten free, dovrà essere mantenuta a vita. Saper gestire la propria condizione di celiaco è il punto di partenza per riuscire a organizzare la propria giornata e la propria vita sociale in modo consapevole e sereno e ridurre le complicanze della malattia».

«Nelle prime fasi post-diagnosi, di solito, la persona vivrà prevalentemente stati di ansia legati all’insicurezza circa le proprie capacità di seguire scrupolosamente la dieta. Nel lungo periodo, i dati delle ricerche svolte in questo campo ci dicono che compariranno stati depressivi, dovuti alla difficoltà di accettazione della malattia, e senso di privazione e frustrazione, legati alla necessità di rinunciare al consumo di cibi ritenuti più buoni».

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Gluten_free_days_2016«È proprio in questi momenti che lo psicologo può fornire un contributo importante, aiutando chi si rivolge a lui ad affrontare con meno stress i processi di adattamento e di cambiamento delle abitudini e favorendo la gestione delle emozioni negative conseguenti alla patologia», sottolinea Medde.

«Del resto, lo stesso Ministero della Salute, in riferimento alle nuove Linee Guida per la diagnosi e il follow-up in celiachia in vigore nel 2015, afferma l’importanza di un contributo diverso da quello prescrittivo, che preveda l’approfondimento degli aspetti cognitivi e comportamentali legati all’aderenza alla dieta, in particolare nella popolazione adolescente».

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