A tu per tu con Riccardo Bonacina, amante dei viaggi, del buon cibo, e celiaco dalla nascita. Per Free ha raccontato alcuni suoi viaggi (clicca qui per vederli tutti!), svelandoci alcuni segreti su come mangiare bene gluten free! Il suo radar è infallibile!!!

Ciao Riccardo! Allora, quando e come è iniziata la tua avventura con la celiachia?
Divido la mia vita in due epoche storiche: C.I. e C.C. C.I. (Celiaco e Incosciente) dalla nascita, nel 1971, fino all’8 marzo 1997. Mentre C.C. (Celiaco e Cosciente) dalle 13:31 dell’8 marzo 1997 in avanti.
Sono nato celiaco, ma non l’avevano capito. Dopo svariati ricoveri, tentativi di terapie e cure (non dimentichiamoci: erano gli inizi degli anni ’70), all’età di tre anni l’ospedale mi ha riconsegnato ai miei genitori con il bollino “guarito”! Sì, non scherzo! Guarito! E così, memore delle privazioni subite nei primi tre anni di vita, durante questo periodo ho ingurgitato più glutine io – attraverso pizze, pane, pasta, dolci, ecc. – che un intero continente civilizzato! Attualmente vengo studiato dagli scienziati di tutto il mondo: non si capacitano del fatto che sia ancora qui…

E così arriviamo al 1997…
Sì. Quando tutto il glutine “degustato” fino a questa data – come un immenso “blob” – è tornato a galla. Così, mi sono affidato a una fantastica omeopata (che reputo la mia salvatrice!) e, finalmente, la mia vita è ripartita regolarmente. Naturalmente sono poi tornato alla medicina tradizionale, che ha confermato la diagnosi.

Quanto ti ha cambiato la vita la diagnosi?
In tutta sincerità? Non più di tanto. Da sempre ho uno spirito di adattamento alimentare molto forte, oltre ad aver sviluppato un buon “radar trova-glutine”. Possiamo chiamarlo istinto di sopravvivenza. Anche perché è capitato che persino mia mamma si dimenticasse di avere un figlio celiaco e mi preparasse delle pietanze contaminate. Voglio sperare inavvertitamente, eh-eh… Scherzo, naturalmente! In casa ridiamo spesso di questo vano tentativo di “farmi fuori” ma ho i “villi duri”, io. In più, la mia grande fortuna è quella di avere amici meravigliosi e attenti. Non capita mai che a casa loro, pranzo o cena che sia, io abbia nel piatto qualcosa di diverso dagli altri. Mangio sempre la versione gluten free di tutto quello che viene portato in tavola, dall’antipasto al dolce. Che dire, sono fantastici!

Cosa hai imparato da quest’esperienza?
Che nulla è impossibile!

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Una cosa che un celiaco non dovrebbe mai fare?
Piangersi addosso, limitarsi nell’uscire e farsi sopraffare dal terrore di una eventuale contaminazione. L’importante è tenere sempre alto il livello di attenzione. Non dimentichiamo mai che, intorno a noi, ci sono situazioni ben più gravi e invalidanti.

E una cosa che deve assolutamente fare?
Non una cosa sola… perché deve fare ogni cosa che si sente di fare! Ripeto, non vedo assolutamente limitazioni. Tanto per far capire il mio grado di temerarietà posso dire che, in passato, non rinunciavo nemmeno a un hamburger di McDonald’s. In che modo? Prendevo l’hamburger, toglievo il pane, lo pulivo ben bene con un’intera confezione di tovagliolini (sì, ne sono consapevole: sono responsabile della deforestazione amazzonica…) e poi me lo pappavo. Sono uno scellerato? Assolutamente sì! Ma onestamente non me ne frega nulla… questo sono io!

Come hai conciliato il binomio celiachia-viaggi?
Viaggiare è la mia più grande passione e fin da piccolo ho sempre avuto la fortuna di poterlo fare. Non ho mai rinunciato a nessuna destinazione. Per lavoro, poi, mi è capitato di farlo anche 25 volte in un anno. Come ho già detto, mi adatto facilmente, specialmente se mi trovo in un altro paese. Spesso ho riscontrato più facilità ad alimentarmi all’estero, dove l’attenzione per le allergie alimentari è molto più sviluppata, che in Italia. Ad esempio nei paesi del Medio Oriente o in Oriente il pane viene quasi sempre sostituito con il riso. Poi carne, pesce, frutta e verdura non mancano mai. Insomma, non ho mai patito la fame.

Il tuo motto?
Age quod agis, ossia “quel che fai fallo bene”. Qualsiasi cosa essa sia!