STORIE SENZA GLUTINE: oggi abbiamo incontrato Andrea Colombo, nato a Milano (scopri la sua guida “Milano gluten free”), classe 1975. Ama viaggiare, leggere, stare in compagnia, adora gli animali e le grandi città metropolitane. Innamorato dei paesi del Regno Unito e della Spagna, è (eccellente) foodblogger per passione.

Il suo sogno nel cassetto? Un libro con esperienze di viaggio glutenfree ! Ma gli amici incontrati sono molti e ci vorrebbe un’enciclopedia e tempo libero per scrivere! Ha fondato, inoltre, un attivissimo e scrupoloso gruppo Facebook, che sul tema celiachia è imbattibile! Se avete bisogno di info e locali dove mangiare, siete al sicuro!

Andrea, quando ti sei accorto di essere celiaco?
La mia diagnosi di celiachia risale al 1992, a seguito di manifestazioni cutanee non prontamente identificate (dermatite erpetiforme) e di malesseri generali (afte del cavo orale, stanchezza, ecc). La diagnosi non è stata facile ma fortunatamente ho potuto capire le cause del mio disagio e come per destino, è avvenuta al ritorno di un viaggio nei Paesi Bassi in cui i miei sintomi si erano attenuati in seguito ad una dieta povera di glutine in considerazione delle abitudini locali (patate, minestre di verdure, carni bianche etc). Forse la passione per i viaggi e lo spirito di avventura sono stati propizi.

E come è stato l’impatto immediato?
Stravolgere le proprie abitudini alimentari all’età di 17 anni non è facile: è il momento in cui si esce di sera con gli amici, si organizzano le gite scolastiche all’estero e le feste per il conseguimento del diploma, si intensifica la propria vita sociale… E la necessità motivata di  un radicale ed immediato cambiamento alimentare influisce profondamente sul proprio stile di vita. “Hai deciso di metterti a dieta? Sei già longilineo.” “Ma hai paura che il cibo offerto sia avvelenato?” “Non c’è motivo di portarsi il cibo da casa!” Innumerevoli domande a cui rispondere, spesso senza essere compreso, in un periodo in cui la conoscenza dell’alimentazione fuori casa, la quantità di prodotti disponibili e la conoscenza della celiachia e del problema delle contaminazioni non erano paragonabili alla realtà attuale.

E ora?
Beh, con il passare del tempo le cose cambiano… Non esistendo soluzione se non una rigorosa dieta, l’accettazione del regime alimentare è supportata dal tempo: ciò che all’inizio pare un’eccezione diventa normalità e si trasforma in un’indispensabile abitudine che diverrà parte integrante del tuo stile di vita. “Il mio cibo è diverso, i miei alimenti sono particolari, il mio stile alimentare è vincolante” sono pensieri che mi hanno accompagnato per parecchio tempo dopo la diagnosi, fino a scomparire progressivamente. “Il mio cibo è solo gluten free, non mi sento emarginato o in difficoltà, non mi precludo nulla e non mi sento vincolato. Il cibo è fondamentale ma non voglio diventarne schiavo, se non per gola.”

Cosa consiglieresti oggi a una persona che scopre di essere celiaca? Cosa non deve fare, secondo te?
Innanzitutto trasgredire la dieta, poiché non ha alcun senso o effetto benefico, psicologico o fisico. I peccati di gola trovano valide alternative nel mondo gluten free, in quest’ambito è concesso tutto. Altro errore è sentirsi limitati nelle attività sportive, nelle uscite, nei viaggi, nel lavoro ecc… Per raggiungere un proprio equilibrio dopo la diagnosi è necessario del tempo, è un fattore individuale. C’è chi accetta in modo più facile l’immediato cambiamento, chi invece richiede tempi più lunghi, anche in considerazione delle difficoltà diagnostiche incontrate e di alcune complicazioni o patologie concomitanti. Tuttavia i propri interessi, le proprie ambizioni e passioni sono fattori determinanti per capire che non sarà una restrizione dietetica a limitarci.

E cosa dovrebbe fare, invece?
Direi che DEVE e PUO’ fare tutto. Parlando di alimentazione però deve ascoltare il proprio “sesto senso”… quando sospetta che un alimento può essere a rischio o manipolato in ambiente contaminato..meglio rifiutare. A volte, della semplice frutta o degli alimenti privi di glutine possono essere la nostra salvezza quando si è in difficoltà. La condizione di celiaco non equivale ad alimentarsi solo con cibi industriali come a volte si pensa: le attività artigianali garantite sono in evoluzione e testare, assaggiare, sperimentare sono tra i miei “sport” preferiti. Altro accorgimento è la lettura delle etichette, fondamentale per riconoscere il “concesso” dal “vietato”. Una cosa che il celiaco deve assolutamente fare è mettere alla prova i propri amici: far assaggiare loro dei prodotti gluten free artigianali senza dichiarare la loro provenienza; i prodotti artigianali di qualità sono a volte irriconoscibili e spesso mi è stato chiesto se stessi mangiando un prodotto sicuro ! Poi, visto che la vostra rivista Free tratta ricette un celiaco potrebbe migliorare le proprie abilità in cucina, ma non vorrei inerpicarmi in questo campo poiché preferisco sedermi a tavola e non vestire i panni di un provetto chef!

Cosa hai imparato di positivo da quest’esperienza?
Beh, ho conosciuto molte persone che seguono il mio stesso regime alimentare (e molte di loro sono diventati amici con cui si organizzano cceliacidimilanoene ed uscite di gruppo, siamo un gruppo molto affiatato su Facebook, I celiaci di Milano. Inoltre, ho avuto modo di incontrare in occasione di viaggi persone curiose di scambiare informazioni ed opinioni su ristoranti, pasticcerie ed esercizi commerciali che in parte o interamente offrono un menu gluten free. Ho avuto modo di incontrare ristoratori preparati e disponibili a intrattenere i loro clienti con informazioni sul menu e sulle modalità di preparazione, di scoprire laboratori artigianali dove i titolari hanno investito grande energia e passione e soprattutto di degustare specialità gluten free in più di 600 esercizi in Italia ed all’estero, collezionando fotografie di ogni specialità tipica in versione 100% gluten free. Sono cosciente che per molti, soprattutto all’inizio della “carriera da celiaco” o in presenza di altre problematiche la convivenza con la celiachia, vissuta come una vera patologia, non è facile. Ecco perchè vorrei infondere un po’ di ottimismo e di fiducia grazie all’opportunità di questa intervista. “Free” solo dal glutine, per il resto nulla ci è precluso!