Continuano le nostre storie SENZA GLUTINE, e a parlarci oggi del suo problema di celiachia è Lucia L., 43 anni, impiegata in una grande azienda.

Da quanto tempo hai scoperto di essere celiaca? E quali sono stati i sintomi che ti hanno portato ad accorgertene?
Tutto è cominciato nel 2004: accusavo, già da un anno, grosse difficoltà di digestione, forti mal di testa, una sensazione di stanchezza, e soprattutto un senso di fame inarrestabile, continuo, che mi ha portato in poco tempo a ingrassare: il fatto è che, soprattutto in ufficio, dove passavo, e passo, molte ore della mia giornata, mangiavo continuamente, per placare il senso di vuoto allo stomaco. Mi attaccavo a tutto, dai crackers e biscotti ai pasti della tavola calda, dove, spesso, sceglievo pasta e verdure lesse: regolarmente, dopo ogni pasto stavo malissimo. Quindi, mi sono decisa a fare le analisi del caso (gastroscopia) ed è risultata la mia allergia al glutine.

Scusa, Lucia, passi per la pasta che contiene farina, ma cosa c’entrano le verdure lesse con la celiachia?
In molti ristoranti o tavole calde, le verdure “lesse” spesso sono surgelate e per scongelarle, si utilizza l’acqua di bollitura della pasta, e la stessa cosa viene fatta per allungare pietanze o sughi. Puoi immaginare con quali terribili conseguenze per una persona affetta da celiachia…

In ufficio non c’è la mensa? Come ti sei organizzata?
La mensa in realtà c’è. Ma anni fa non era attrezzata per menu gluten free, quindi ho fatto presente all’Ufficio del Personale il mio problema, e per un lungo periodo mi hanno dato i “buoni pasto” da utilizzare nelle tavole calde della zona. Purtroppo, a un certo punto, non è stato più possibile, quindi mi sono portata il pranzo da casa, anche se è vietato per motivi igienici.

E ora la situazione è cambiata?
Per fortuna, la mensa si è organizzata, quindi ogni tanto posso chiedere loro un piatto di pasta (mi hanno assicurato che la cuociono separatamente), altrimenti posso ordinare piatti freddi, come insalata, fagioli, carote, cetrioli e mozzarella. Gli unici piatti caldi, oltre alla pasta, che mi concedo ogni tanto, sono il pollo arrosto e la carne alla griglia…

Passiamo ora alla tua vita privata. L’organizzazione è migliore?
Con il mio compagno ci siamo attrezzati benissimo, utensili separati: per esempio, abbiamo ognuno il proprio scolapasta in teflon, io rosa e lui celeste! E me lo porto dietro anche quando vado dagli amici, assieme alla mia pentola in acciaio, così sono tranquilla. Facciamo parte di un gruppo di motociclisti, dove fra l’altro ho conosciuto Francesco, un ragazzo celiaco, e abbiamo stretto una grande amicizia: con lui mi confronto e ci scambiamo idee e pareri. Quando c’è un pranzo, gli organizzatori sono davvero carini, perché preparano per noi enormi piatti di pasta gluten free: ultimamente ci hanno servito delle ottime fettuccine di mais!

E cosa consiglieresti a una persona che, in base ai propri sintomi, “pensa” di essere celiaca?
La prima cosa da fare è una serie di esami mirati, e in particolare, a mio parere, l’unico affidabile al cento per cento è la gastroscopia.

Cosa hai imparato di positivo, Lucia, da questa esperienza?
Premetto che sono di origine napoletana, e mi posso vantare di essere una brava cuoca: ecco, riesco a “sbalordire” i miei amici non celiaci con alcuni piatti classici partenopei rivisitati da me. Per esempio, la pastiera, in cui utilizzo la pasta frolla per celiaci e il riso al posto del grano, anzi ci metto anche i canditi gluten free, che trovo nei negozi specializzati. E poi c’è il mio famoso Casatiello: faccio il pane in cassetta con la macchina del pane e durante la preparazione aggiungo uovo, parmigiano reggiano (grattugiato da me), scamorza, salame e prosciutto, entrambi senza glutine, e pepe. I miei amici ne vanno matti! Per non parlare delle fettuccine realizzate con il preparato della Schär, condite con un ragù alla napoletana, a cui aggiungo una tazzina di vino bianco. Ecco, è così che in cucina, riesco anche io a sentirmi come tutti gli altri!