Oggi abbiamo incontrato Claudia P., 49 anni, insegnante di Roma, e mamma di Lucrezia, 18 anni appena compiuti, celiaca (riconosciuta) dall’età di 16 anni.

Allora, Claudia, quando e come ti sei accorta che in tua figlia c’era qualcosa che non andava?
Tutto è cominciato quando Lula – così la chiamiamo in famiglia – aveva 12 anni e frequentava la terza media: io la vedevo tanto pallida, con delle occhiaie nere nere, ma soprattutto svogliata e perennemente stanca. È arrivata al punto di volere abbandonare tutte le attività che aveva seguito, con tanto entusiasmo, fino a quel momento (dalla pallavolo, agli Scout), adducendo – come “scusa” – il fatto di sentirsi “sfinita”: «Mamma, ti prego», arrivò a chiedermi quasi ogni mattina, «scrivimi la giustificazione per poter entrare a scuola alla seconda ora, non ce la faccio ad alzarmi così presto!». Lula accusava forti mal di testa, era spesso nervosa, non riusciva a inghiottire, e mi si aggrappava in cerca di aiuto, guardandomi con quegli occhioni cerchiati di nero, esternandomi tutto il suo malessere con frasi tipo: «Mi sento un nodo nel cuore», «Sono tanto triste…».

Cosa hai fatto a questo punto? Immaginiamo ti sia rivolta al suo pediatra…
Infatti, la nostra vita in famiglia era diventata difficile e piena di preoccupazioni, naturalmente oltre a me e al papà, ne risentiva anche il fratellino Sebastiano. Ci siamo rivolti alla pediatra, che – dopo tantissime analisi e ricerche (non adatte al caso, evidentemente) – ci ha “rassicurato”, dicendoci che era tutto a posto, che probabilmente il problema di Lula era legato all’adolescenza. Poi è arrivata l’estate…

E, a questo punto, cosa è successo?
Lula è stata invitata da una mia cugina napoletana doc a trascorrere un periodo di vacanza in Olanda, dove le propinavano a pranzo e a cena solo dei piattoni di pasta. Quando mia figlia è tornata in Italia, stava malissimo: tremendi dolori alla pancia, che era molto gonfia, e problemi intestinali, che si placavano solo mangiando il riso. A settembre abbiamo deciso di fare delle analisi per vedere se c’era un problema di intolleranza al glutine, da cui sono risultati dei valori altissimi. Il medico ha indirizzato Lula da un bravissimo gastroenterologo che ha diagnosticato che i villi intestinali risultavano appiattiti, e che quindi l’organismo di Lula non assorbiva più né vitamine, né ferro, né calcio.

Cosa ti ha consigliato il gastroenterologo?
Mi ha detto di rivolgermi all’AIC (Associazione Italiana Celiachia), cosa che ho fatto subito: ricordo che quando sono uscita di là, sono scoppiata a piangere, perché l’AIC mi aveva illustrato in modo molto “serio” tutti i rischi che correva mia figlia e le precauzioni da adottare, compreso il problema della contaminazione, ma devo dire che sono stati molto competenti e affidabili.

E, da quando Lula sa di essere celiaca, cosa è cambiato nella sua vita?
Devo dire che è stata bravissima, segue alla perfezione tutti i consigli dell’AIC e anche i miei: ad esempio, porta sempre con sé nella borsa qualche pacchettino di crackers o biscottini, quelli monoporzione, rigorosamente contraddistinti dalla “spiga barrata”. Così, anche quando le capita un attacco di fame improvviso, sa come affrontare il problema: e questo vale sia a scuola che quando va in giro con gli amici.

Ecco, parliamo degli amici: come hanno preso la notizia che Lula è celiaca?
Devo dire che la coccolano in tutti i modi, e sono anche loro molto attenti a quello che lei mangia: ad esempio, una volta che è stata invitata da un’amichetta a pranzo, la mamma di questa ragazza le ha fatto trovare tutti cibi adatti a lei: tonno, pomodori, banane, e anche crackers senza glutine. Così Lula ha fatto un ottimo pranzetto, senza rischiare niente.

E cosa ha imparato di positivo, Lula, da questa esperienza?
Anzitutto ha acquisito una maggiore forza, un’autonomia, una fiducia in sé, ma ha anche imparato a saper rinunciare a qualcosa, senza affliggersi troppo, mentre i primi tempi “si vergognava” quasi di dire agli altri che era celiaca. Ha accettato, ad esempio, di buon grado, e come scelta responsabile e non sofferta, di mangiare a casa, prima di andare a una festa in grande stile (tipo festa dei 18 anni), dove non sa se potrà trovare qualche piatto giusto per lei. Inoltre, adesso, è sostenuta in tutto e per tutto, oltre che dalla famiglia, anche dal suo ragazzo Jacopo (che non è celiaco). Lula prepara per lui pranzetti speciali “con glutine”, come gnocchi e spaghetti al pomodoro, che lui ama molto! Cosa non si fa per amore!

Concludiamo con un’emozione positiva: c’è stato un momento in cui Lula si è sentita accolta al 100 %?
Sicuramente: più di un anno fa siamo stati tutti e quattro invitati al matrimonio del cuginetto di Lula. E’ stato lui stesso a chiamarmi, con una tenerezza infinita, ricordandosi del problema di mia figlia: mi ha tranquillizzato e le ha fatto trovare un menu tutto per lei, preparato appositamente dal catering. Per Lula, questa è stata un’emozione fortissima, e me ne continua a parlare spesso. Perché, per lei e per i celiaci, sono il pensiero e l’attenzione degli altri che contano, più di ogni altra cosa…