Sglutinati e cirillici sono solo alcuni dei tanti modi in cui vengono chiamati i celiaci, noi abbiamo deciso di conoscerli meglio inaugurando una nuova rubrica, dal titolo Storie senza glutine. Avete voglia di “essere dei nostri” e raccontarci la vostra storia? Scriveteci a free@rcs.it.

Il nostro primo appuntamento a tu per tu è con Manuela C. di Roma, 37 anni, professione grafica, che ha scoperto di essere celiaca nel 1987, all’età di 10 anni. Ci ha raccontato la sua esperienza e come la celiachia ha cambiato non solo la sua vita, ma anche il suo modo di pensare.

Come hai scoperto di essere celiaca?
Già dalla nascita ero intollerante al latte materno e fino all’età di 3 anni non ho mangiato quasi nulla, crescendo, ovviamente, pochissimo. Poi hanno scoperto che ero affetta da “malassorbimento” (a quei tempi questa era la denominazione che si dava al mio problema), per cui eliminando il glutine, ho iniziato a mangiare e a crescere. Dopo poco hanno pensato che ero guarita, e ho riniziato a mangiare di tutto, ma non stavo bene, accusavo dei mal di testa tremendi e avevo complicazioni di stomaco e intestino molto ricorrenti.

Quando c’è stata la svolta?
A 10 anni. Ho fatto una biopsia intestinale e ho avuto la certezza della diagnosi: celiachia. Allora essere celiaci non era come oggi, per esempio, solo per reperire i prodotti senza glutine era un’impresa. A Roma c’erano solo 3 farmacie di riferimento e non erano certamente rifornite come oggi! I prodotti erano pochi e difficilmente reperibili. Ricordo il calvario dei miei genitori ogni volta che avevamo la ricetta del medico!

Come ha fatto una ragazzina celiaca a sopravvivere agli impegni scolastici e a una vita sociale pseudo normale?
Ho imparato ad adattarmi: se venivo invitata alle feste o mangiavo prima di andarci o dopo, quando tornavo a casa, oppure mi abbuffavo di popcorn! A 16 anni sono andata in Inghilterra con la scuola e lì ho mangiato il mio primo pane in cassetta senza glutine, quindi mi sono sentita “salva”! Potevo anch’io farmi i sandwiches e mangiare come gli altri! A 20 anni, invece, ho mangiato la mia prima pizza al ristorante, ovviamente gluten free! Alle cene di classe mi toccava sempre ordinare altro… ma non ho mai rinunciato a nulla, facevo la mia vita come tutti gli altri, imparando a selezionare gli alimenti e a organizzarmi in tempo.

Qual è stato il momento più difficile di tutta questa esperienza?
Un momento preciso non c’è, ma ricordo con sofferenza quando ho dovuto dire ad amici e fidanzati che ero celiaca. In quegli anni questa malattia non era conosciuta, per cui ti guardavano come un extraterrestre e aleggiava nei loro sguardi il terrore che fosse contagiosa. Per fortuna oggi è tutto diverso.

Cos’è cambiato?
Beh, oggi c’è molta più conoscenza, consapevolezza, esiste una campagna di sensibilizzazione al problema. E anche nella mia vita tutto è più semplice… Per esempio, se sono invitata a casa di amici che conoscono il mio problema, mi preparano la pasta senza glutine, oppure se c’è un invito all’ultimo momento, trovo sempre un supermercato aperto dove poter comprare al volo una pizza gluten free surgelata da cuocere a casa di chi mi ha invitato. E se ho un attimo di preavviso, preparo il mio piatto cult: il ciambellone al cioccolato, ormai richiestissimo da tutti i miei amici!

Cosa consiglieresti a chi ha appena scoperto di essere celiaco?
Innanzitutto di non piangersi addosso, perché se vivi la celiachia come un problema, allora diventa effettivamente un problema! Se invece reagisci e trovi il modo di organizzarti, tutto è più facile. I miei genitori mi hanno cresciuta senza mai farmi sentire diversa e questo è fondamentale per affrontare bene questa difficoltà!

Parli di difficoltà, ti è capitato di imparare qualcosa da un’esperienza così difficile?
Indubbiamente! Affrontare già da bambina un problema così grande, mi ha insegnato a superare a testa alta tutte le sfide che sono arrivate dopo. Ho imparato a ridimensionare ogni difficoltà e problema che poi mi si è presentato nella vita.