A tu per tu con Gaia Pedrolli, insegnante di matematica e fisica, appassionata di cucina da sempre, celiaca, con una figlia celiaca. E blogger nel (poco) tempo che le resta.

Gaia, ci racconti il tuo “incontro” con la celiachia?
È iniziato tutto 7 anni fa, e non ti nascondo che è stato un grosso cambiamento, soprattutto, poi, quando, 4 anni fa, la stessa malattia è stata diagnosticata anche a mia figlia…

Quindi c’è familiarità con la celiachia?
Certamente, ed è anche abbastanza frequente. Quindi, quando c’è un bambino di mezzo, ovviamente ti senti doppiamente responsabile. Per fortuna ho sempre avuto la passione della cucina, per cui, per me, sperimentare e trovare soluzioni nuove non è mai stato un problema, anzi. Questa è una malattia che si cura mangiando.

Quali risvolti ha un nuovo stile di vita così radicale?
Beh, in Italia, patria della pasta e della cucina mediterranea, è un po’ difficile stravolgere le abitudini alimentari! E’ vero che oggi per fortuna sugli scaffali c’è una scelta molto ricca rispetto a prima, ma un buon pane fatto in casa è impagabile! E neanche, d’altronde, si può virare più di tanto verso la cucina orientale, quindi ben venga il riso, la quinoa, l’amaranto, ma sempre con le dovute cautele. Io ho origini emiliane, per cui, per me, la pasta è la pasta, e va fatta in casa! E anche la pizza, guai a chi la tocca, noi la facciamo tutte le domeniche!

So che sei una cuoca meravigliosa e che hai anche un blog: lagaiaceliaca.blogspot.com. Come è nata l’idea?
L’ho aperto per caso, sei anni fa, allora studiavo la cucina senza glutine, c’era poco materiale in giro, per cui mi è venuto quasi naturale mettere on line la mia esperienza. Ho fatto i corsi di cucina con l’AIC Toscana e sono entrata nella rete di blogger celiache. Il resto è venuto da sé.

Hai anche scritto un libro, Il dolce gluten free. Perché questa scelta mirata sul dessert?
Perché gli impasti sono le preparazioni più complicate. Dico sempre che se non fossi diventata celiaca sicuramente oggi cucinerei peggio, perché non avrei avuto modo di sperimentare tutte queste cose. Provare nuove cose mi ha decisamente migliorato!

Cosa consiglieresti dunque a chi è alle prime armi?
Innanzitutto i dolci gluten free sono simili a quelli normali, basta solo imparare a conoscere le fariCrostatinene. Quindi meglio iniziare per esempio da quelle preparazioni che non devono lievitare tanto come i brownies, che con farina di riso e fecola, vengono benissimo. Oppure la pasta frolla, con un mix di farine e con un addensante (io uso lo xantano) che rende l’impasto più saldo e non sbricioloso. E poi fare dei dolci monoporzione, così è più facile che l’impasto non si rompa, come nelle crostatine al cioccolato.

E il fatidico pan di Spagna?
Anche questo è semplice! Si possono usare le farine naturalmente prive di glutine come quella di riso, la fecola, la farina di quinoa e di tapioca. Oppure, si può scegliere di fare un rotolo con albumi e zucchero montati. Viene ottimo!

Quale farina ami di più tra queste?
Quella di quinoa dà un sacco di soddisfazioni. È profumata, morbida, con un gusto più deciso rispetto a quella di frumento. Anche la farina di grano saraceno mi piace, il sapore cake arance latticello 046è ancora un po’ più rustico.

E il ciambellone? Come si fa per riuscire con successo?
La scelta delle farine è cruciale, per esempio, io non uso mai i mix gluten free in commercio. Uno dei segreti è quello di montare le uova con lo zucchero per tanto (anche 15 minuti) perché più aria entra tra gli ingredienti e più soffice sarà il dolce! E poi non bisogna mai darsi per vinti, io nel mio libro propongo sempre varie soluzioni per ogni tipo di dolci, proprio perché una persona riesca nell’impresa!